Il Cammino di San Benedetto – Il Diario-

Il Cammino di San Benedetto – Il Diario-

 

6 AGOSTO  Roma – Norcia

 

Sul treno regionale veloce 2484  Roma-Spoleto delle 14.28 siamo 22 ragazzi e ragazze: Claudia, Eleonora, Francesca Romana, Francesco, Giuseppina, GianMaria, Nicoletta, Riccardo, Salvatore, Emanuela, Filippo, Gabriele, Giacomo, Loris, Marco, Maria Pia, Mario, Pier Paolo, Rita, Fabrizio, Daniele, Roberto e la nostra guida.

Con noi, Don Giuseppe, il nostro pastore.

L’itinerario del cammino di San Benedetto conta, in totale, 16 tappe e noi ci dirigiamo verso la prima tappa: Norcia.

Ad accoglierci un convento di suore, situato nella parte alta dalla città; giusto il tempo di sistemarci, santa messa, cena e via alle presentazioni, con la sensazione che sarà bello muovere il passo con un gruppo così vario, dove si intrecciano i personali cammini della vita di ognuno di noi.

7 AGOSTO Norcia – Cascia

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Il suono delle sveglie rimbomba di buon mattino tra i corridoi. Seguiamo lo schema che ci accompagnerà per tutto l’arco del pellegrinaggio: lodi, colazione, spunto di preghiera di Don Giuseppe e… partenza!

Le tensioni personali cedono il passo all’entusiasmo iniziale e tra monti e vallate concludiamo la prima tappa senza nessuna difficoltà.

Durante il cammino meditiamo il versetto del Vangelo di Matteo:”Dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore“, perchè un pellegrinaggio è, prima di tutto, una ricerca. Gesù ci da le coordinate e va dritto al sodo: il cuore.

E nel cuore della Valnerina, troviamo Cascia, un piccolo gioiello, di rara bellezza.

L’accoglienza è tanto cordiale che l’idea di ripartire l’indomani, all’alba, genera quasi un rimpianto.

8 AGOSTO Cascia – Ruscio

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Tappa molto bella a livello paesaggistico: procediamo per sentieri immersi nel verde, tra boschi e paesaggi agresti. Qui è come se tutto parlasse di Dio, della Sua cura e della Sua creatività.

L’unico rumore è quello dei nostri passi, mentre e il vento accarezza natura che ci circonda.

Siamo freschi ed il morale è alto.

Questa notte, però, affronteremo le prime difficoltà; la località di Ruscio non ha strutture capaci di accogliere 20 persone e così veniamo stipati in un ex asilo con a disposizione solo l’essenziale: un tetto e due bagni.

9 AGOSTO Ruscio – Leonessa

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Alle 6 di mattina ci ritroviamo a pregare. Appaiono i primi visi stanchi, provati dalla nottata insonne.

Fortunatamente la tappa è breve e una colazione più che abbondante restituisce il sorriso anche ai visi più affaticati.

Ma non per molto; lo zaino pesa più di ieri e le gambe sono indolenzite.

Lo spunto di preghiera ha come tema il deserto: oggi per molti di noi è stato come attraversarlo.

Tutto sembra meno bello, quando pensi di non farcela. Ci si sente soli, quando si assaggia il dolore.

Arrivare a Leonessa è stato, per molti di noi, un traguardo importante. Molti degli occhi stanchi di questa mattina, durante la Messa tornano lucidi, come quelli di chi sta cercando aiuto, una mano tesa…e l’ha, finalmente, trovata.

10 AGOSTO Leonessa – Poggio Bustone

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Un’altra notte per terra!

E come se non bastasse, la partenza è anticipata: sveglia alle ore 5.00.

E’ ancora buio mentre muoviamo i primi passi, ed è l’inizio di una tappa durissima.

Scavalliamo una montagna, percorrendo 9 km in salita e  i successivi 9 su una discesa ripidissima e scivolosa.

Si respira un po’ di paura, le occasioni per farsi male non mancano e spesso siamo obbligati a fermarci per raccogliere qualcuno da terra o per accertarci delle condizioni fisiche qualcun altro.

In più, il sole picchia forte!

Oggi ci sbarazziamo dell’idea che l’incontro con Dio passi esclusivamente per sentimenti e situazioni favorevoli.

Il cammino ci insegna a cercare e soprattutto trovare Dio nella fatica e persino nel dolore. Nel nostro caso, soprattutto nelle vesciche!

A Poggio Bustone il Signore non ci fa mancare la Sua carezza, pieni di gioia e un po’ zoppicanti, finalmente ci sdraiamo su un comodo letto.

11 AGOSTO Poggio Bustone – Rieti

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Non abbiamo ancora smaltito la traversata di ieri, che già la giornata ci presenta un’ altra tappa.

Facile, rispetto al giorno prima, anche se siamo un po’ debilitati; chi ha più forza, incoraggia chi stenta.

Programmiamo una sosta poco oltre la metà della tappa, in prossimità della Valle Santa, dove abbiamo il tempo di pregare con le Scritture.

Viviamo un momento di preghiera che resterà nostro maestro per tutti i giorni a seguire.

Impariamo la bellezza della sosta: è più facile correre che fermarsi!

Don Giuseppe ci lascia tutto il tempo necessario per cercare e trovare un po’ di intimità e un po’ di ristoro dalla fatica di questi giorni. Viviamo un momento personale molto intenso.

L’arrivo a Rieti è, neanche a dirlo, festoso e leggero.

12 AGOSTO Rieti – Rocca Sinibalda

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La partenza da Rieti ci regala qualche distrazione.

Tra le montagne, le vallate e i boschi percorsi fino ad oggi, è stato facile, e anche bello, trovare e vivere un po’ di raccoglimento.

La città, invece, ci abbaglia con le sue luci e le sue vetrine. Per fortuna ancora chiuse.

Comunque la partenza è più chiassosa del solito e scopriamo come è facile, nella vita come nel cammino, perdere di vista il proprio percorso. E la propria meta.

La città propone acquisti, opportunità, il cammino, invece, ti richiede povertà e sacrificio. Ma ti restituisce vita da vivere e non un prodotto da consumare.

Dopo qualche passo contratto, finalmente ci tuffiamo tra gli splendidi scorci della Valle del Turano.

Se le vetrine di abbagliano, la natura, invece, ti distende: il passo si fa più leggero e l’arrivo a Rocca Sinibalda ci sorprende.

Il paesino è arroccato su un cucuzzolo e la tappa, proprio sul finire, ci regala un salitone, con gravi pendenze, di 5 km. Ma arrivare sudati e stanchi, lo dicevamo, reca quella strana soddisfazione che ci gustiamo in una breve sosta alle porte del paese.

Anche stanotte, però, dormiremo per terra, dentro la palestra di una scuola.

13 AGOSTO Rocca Sinibalda –  Castel Di Tora

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Questa era una delle tappe più attese, la descrizione della guida la presentava come una delle più belle. La sua fama la precedeva.

Ci incamminiamo di buon mattino sapendo che questo tratto, seppur breve (15 km), ci avrebbe regalato un arrivo mozzafiato.

Essere circondati da tanta bellezza non solo allieta la vista e l’animo, ma ci da occasione, una volta tanto, di guardare al di là del proprio naso; sono momenti dove molti problemi si dissolvono e molti dolori restano misteriosamente silenti.

Ci si dimentica, per un attimo, di se stessi; forse proprio perché la felicità non è altro che un gioco di memoria.

Si è felici quando ci si dimentica di se stessi, per vedere da quanta bellezza siamo circondati. Si è felici quando fissiamo lo sguardo su qualcun altro: quando ne siamo innamorati!

14 AGOSTO Castel di Tora – Orvinio

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La tappa di oggi è sicuramente più impegnativa di quella di ieri, ma, se possibile, anche molto più bella.

Ieri credevamo di aver visto tutto, oggi dobbiamo ammettere che il buon Dio si è proprio superato.

Se ieri l’arrivo è stato mozzafiato, oggi la partenza, e non solo,  è incantevole.

Rimaniamo con il fiato sospeso di fronte a vedute straordinarie ad alta quota, dopo aver percorso 5 km circa di salita, abbastanza impegnativa.

Ma comprendiamo una concetto: certe cose le può vedere solo chi è disposto a faticare. Non esiste scorciatoia o via preferenziale; solo la fatica di un percorso ti da accesso a certi tesori.

Dio premia la fatica! E noi, troppo spesso, abbiamo la tendenza a scoraggiarci presto.

All’arrivo l’entusiasmo è alto e l’accoglienza commovente.

Oggi abbiamo in dotazione: letti, docce, strutture, cortesia e amicizia.

Se il cammino è stato faticoso e straordinario, la notte è stata soave e profonda.

15 AGOSTO Orvinio – Mandela

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Siamo a circa 40 km da Roma, ma è stupefacente trovarsi in un ambiente così poco antropizzato. Credevamo fosse possibile vedere certi paesaggi solo su Discovery Channel, o nel centro Africa: immaginate la meraviglia nel trovarli a pochi passi da casa, da Roma.

Oggi è la festa dell’Assunzione di Maria al cielo e, anche tra noi si respira aria di festa. E’ il cielo stesso che festeggia.

Festeggia il giorno in cui Dio si riporta a casa Sua Madre.

In ricorrenze come questa, la preghiera sorge spontanea dal cuore: è l’anima stessa che non tiene il suo slancio.

Dio ci ha fatto dono di Sua Madre, non l’ha tenuta solo per Se.

A Mandela, ad attenderci, la protezione civile, che avvisata anticipatamente del nostro arrivo, ha provveduto a costruirci, nuovo di pacco, il nostro alloggio: un tendone! Dentro il quale dormiamo in 16.

Anche questa è stata una bellissima esperienza, ma non di certo….comoda!

16 AGOSTO Mandela – Subiaco

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Anche la tappa di oggi, portava con se una certa attesa, segnando il raggiungimento di un primo traguardo: Subiaco, la città che ispirò a San Benedetto la famosa Regola, un frutto di cui si ciberà l’Europa intera, fino ai nostri giorni.

Oggi, però, è stata per tutti noi una delle tappe più ardue, che ha messo a dura prova la tenuta fisica di molti, la serenità spirituale e la coesione del gruppo.

All’arrivo erano tanti i musi lunghi e le bocche cucite, provate e infastidite da un disagio dovuto ad una discussione su questioni logistiche. Tra noi si respirava molta tensione.

Arriviamo al Sacro Speco con questi sentimenti, per uscire di li, dopo una magnifica Messa, rigenerati e commossi.

Il buon Dio ha pensato per noi un alloggio magnifico, perché ad attenderci ci sono  delle suore che ci riservano un’accoglienza da re.

Dio, come un vero amante, oggi ci ha regalato attimi di vero e profondo stupore. Sarà con questa gratitudine nel cuore, che abbracciandoci ci daremo la buonanotte.

17 AGOSTO Subiaco – Trevi nel Lazio

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Questa tappa, molto facile, sembra quasi essere la prosecuzione della magnifica serata di ieri. Il cammino non vive attimi di discontinuità, ma tutto sembra sembra seguire una logica  chiara e, per certi versi, stupefacente.

Camminiamo lungo il fiume Aniene, all’interno del Parco Regionale dei monti Simbruini, con la certezza che le ruggini di ieri sono superate, ma soprattutto che il Signore ci accompagna in questa esperienza.

Forse la sua presenza può risultare impercettibile, ma non le Sue attenzioni, di cui ci sentiamo privilegiati destinatari.

A Trevi nel Lazio alloggeremo a casa di Elisa che, generosamente, ci ha messo a totale disposizione. Dormire tutti insieme dentro una casa, ci da la gioia di sentirci come in una famiglia.

Forse ancora non lo siamo, ma la speranza è che presto lo diventeremo.

La nostra ospite ha pensato anche a farci la spesa. Non resta che mangiare!

E, finalmente, riposare.

18 AGOSTO Trevi nel Lazio – Collepardo

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Alcune giornate, chissà perché, partono totalmente storte. Ed oggi è una di quelle.

Diversi imprevisti non ci consentono di partire all’ora stabilita e accumuliamo un ritardo importante sulla, seppur flessibile, taballa di marcia.

La tappa non presenta grosse difficoltà, anche se è discretamente lunga. Partire presto, ci avrebbe consentito di evitare le ore più calde della gionata.

Iniziamo il cammino con l’intenzione di recuperare il tempo perso la mattina, ma la fretta, o forse la distrazione, ci fanno smarrire il sentiero: ci perdiamo in un bosco, senza riuscire più ad orientarci.

Più ci sforziamo di uscirne fuori e più la situazione si aggrava.

Sarà la preghiera, la rassegnazione, la Provvidenza o semplicemente un po’ di fortuna, ma dopo diverse ore riusciamo finalmente a uscire dal bosco, esattamente alle 13.30.

Lo spavento è passato, ma non le difficoltà.

Ci troviamo a camminare su strada asfaltata a 40 gradi di temperatura….distanti 10 km dal paesino più vicino. Circa due ore di cammino. Il problema non è solo la reperibilità di un pasto, ma l’urgenza della mancanza di acqua.

Ma è, questa volta si, la provvidenza a venirci in soccorso: delle persone, incontrate lungo il tragitto, si rendono disponibili ad accompagnarci in macchina, evitandoci tra le altre cose, un temporale pazzesco sopraggiunto all’improvviso.

19 AGOSTO Collepardo – Casamari

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Tappa lunga, ma senza insidie.

Dopo lo spavento di ieri, oggi abbiamo un bagaglio migliore di esperienza e partiamo subito con il piede giusto, facendo più attenzione ai segnali che indicano il sentiero.

Arriveremo a Casamari, dove dormiremo dalle suore Cistercensi per svegliarci, guarda caso, proprio il giorno della festa del fondatore dei Cistercensi: San Bernardo da Chiaravalle.

Forse questo grande santo ci stava preparando gli onori di casa e il cammino e la tappa scorrono in leggerezza e semplicità.

All’arrivo si respira quest’aria di serenità che ci ha accompagnato per tutto questo tratto di strada.

20 AGOSTO Casamari – Arpino

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In queste ultime tappe, si inizia a respirare un po’ di nostalgia. Nostalgia per un cammino che sta finendo.

Spesso si dice, e a ragione, che la fine di un percorso coincida in realtà con il suo inizio. Ed è forse ancora troppo presto, per i titoli di coda.

Queste tappe, infatti, hanno ancora tanto da darci, tanto da insegnarci. E per molti saranno la spiegazione di tutto il percorso, il suo compimento.

L’intensità e il coinvolgimento di questi momenti è così speciale e così particolare, da risultare impossibile una accurata descrizione: certe cose, bisogna viverle per poterle cogliere!

Stiamo vivendo una fase del percorso in cui essere semplici compagni di viaggio non ci basta più; il Signore vuole farci fratelli. Creare tra noi, legami di amore.

Arpino rappresenta una tappa molto importante per ciò che riguarda la nostra comunione, ma questo lo capiremo solo più tardi.

La notte, passata nel Monastero, ci restituisce al silenzio, alla solitudine e alla preghiera.

21 AGOSTO Arpino – Roccasecca

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E’ la penultima fatica, una tappa che presenta pendenze di una certa importanza.

Attraversiamo le gole del Melfa, un piccolo canyon nostrano e troviamo serie difficoltà per la reperibilità dell’acqua.

Ma se ci fosse ancora qualcuno capace di dubitare della Provvidenza del Signore, una macchina, in uno dei pochi tratti asfaltati che percorriamo, si ferma su nostro invito e casualmente porta con se nel bagagliaio 12 bottiglie d’acqua, che gentilmente ci offre. Sembrava quasi aspettasse qualcuno a cui poterle offrire.

A Roccasecca dormiamo dentro una palestra e incorriamo nel disagio che da il nome al paesino: non c’è acqua neanche per farsi le docce!

Ma, anche qui, dopo la Santa Messa, delle signore ci ospitano a casa loro e ci mettono a disposizione le loro case e le loro docce per lavarci e dirigerci a cena…senza mettere in fuga l’intera clientela della pizzeria.

Più chiaro di così, Signore, non potevi essere…

22 AGOSTO Roccasecca – Montecassino

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La fine di un percorso è quanto di più intenso si possa vivere, è il luogo dove fa cortocircuito la gioia di un vissuto e il dispiacere della sua conclusione.

Nel tragitto ripercorriamo tutta la strada fatta: le fatiche, le gioie, le difficoltà.

Non è la nostalgia a farla da padrone, ma un forte senso di gratitudine verso il Signore, i compagni e Don Giuseppe.

Forse gli ultimi passi, sono quelli in cui si prende consapevolezza dell’amore di chi ti ha guidato.

Il Signore ha scelto Don Giuseppe come nostro pastore e se portarci a Montecasino sani e salvi è stato un mezzo miracolo, fare di 22 individui, 22 fratelli è qualcosa che sa davvero di prodigioso.

La festa a Montecassino è grande; sorrisi e lacrime si mischiano, come succede in quei momenti particolari, in cui qualcosa ti tocca l’anima.

Una volta arrivati alla meta, troviamo il famoso tesoro nascosto di cui ci parlava l’evangelista Matteo nella nostra prima tappa: LA COMUNIONE.

E’ questo il vero traguardo di ogni percorso: aver accettato la possibilità di amare qualcuno e aver avuto la certezza di essere stato amato. E trovarsi con un bilancio personale, assolutamente negativo: è sempre di più quello che ricevi rispetto a quello che dai. Per questo ogni fine, combacia con il suo inizio… è la gratitudine che muove il cuore!

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